Come si recita

corona del rosario

Guida per la meditazione del santo rosario

Nel corso dei secoli sono stati tanti i pronunciamenti del Magistero che hanno portato una luce sempre più profonda e diffusa sul rosario. Segno di una costante attenzione per questa preghiera che costituisce l’anima della pietà popolare.
Vogliamo solo ricordarne l'ultimo di una certa importanza: quello di cui, Sua Santità Giovanni Paolo II, all'alba del III° millennio, indicendo l'Anno del Rosario, ha fatto dono alla Sua Chiesa con la Lettera Apostolica "Rosarium Virginis Mariae": una mirabile trattazione che prenderemo come "luce" nei vari passi proposti per condurre il visitatore.

Preghiere iniziali

pregando il rosario Mentre tutti si segnano nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo chi guida la recita del Rosario dice "O Dio vieni a salvarmi" e tutti rispondono: "Signore vieni presto in mio aiuto". Concludendo con il Gloria.

Dopo di ché per disporsi al cospetto di Gesù e Maria si può innalzare un'invocazione allo Spirito Santo.

Dopo le preghiere di introduzione, si prende in mano la corona del rosario e...
Enunciazione dei misteri

i misteriMaria vive con gli occhi su Cristo e fa tesoro di ogni sua parola: "Serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore" (Lc 2, 19; cfr 2, 51).
I ricordi di Gesù, impressi nel suo animo, l'hanno accompagnata in ogni circostanza, portandola a ripercorrere col pensiero i vari momenti della sua vita accanto al Figlio. Sono stati quei ricordi a costituire, in certo senso, il "rosario" che Ella stessa ha costantemente recitato nei giorni della sua vita terrena.
Ed anche ora, tra i canti di gioia della Gerusalemme celeste, i motivi del suo grazie e della sua lode permangono immutati. Sono essi ad ispirare la sua materna premura verso la Chiesa pellegrinante, nella quale Ella continua a sviluppare la trama del suo "racconto" di evangelizzatrice. Maria ripropone continuamente ai credenti i 'misteri' del suo Figlio, col desiderio che siano contemplati, affinché possano sprigionare tutta la loro forza salvifica. Quando recita il Rosario, la comunità cristiana si sintonizza col ricordo e con lo sguardo di Maria.
Enunciare il mistero, e magari avere l'opportunità di fissare contestualmente un'icona che lo raffiguri, è come aprire uno scenario su cui concentrare l'attenzione. Le parole guidano l'immaginazione e l'animo a quel determinato episodio o momento della vita di Cristo. Nella spiritualità che si è sviluppata nella Chiesa, sia la venerazione di icone che le molte devozioni ricche di elementi sensibili, come anche lo stesso metodo proposto da sant'Ignazio di Loyola negli Esercizi Spirituali, hanno fatto ricorso all'elemento visivo e immaginativo (la compositio loci), ritenendolo di grande aiuto per favorire la concentrazione dell'animo sul mistero. È una metodologia, del resto, che corrisponde alla logica stessa dell'Incarnazione: Dio ha voluto prendere, in Gesù, lineamenti umani. È attraverso la sua realtà corporea che noi veniamo condotti a prendere contatto con il suo mistero divino. A questa esigenza di concretezza risponde anche l'enunciazione dei vari misteri del Rosario. Certo, essi non sostituiscono il Vangelo e neppure richiamano tutte le sue pagine… se i misteri considerati nel Rosario, si limitano alle linee fondamentali della vita di Cristo, da essi l'animo può facilmente spaziare sul resto del Vangelo, soprattutto quando il Rosario è recitato in particolari momenti di prolungato raccoglimento. (Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae).

I misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi costituiscono i 15 misteri tradizionali formanti la classica corona del santo rosario, così definita da San Pio V e ribadita da Paolo VI. I misteri della luce costituiscono una proposta di integrazione fatta da Giovanni Paolo II


I misteri gaudiosi

il battesimo di Gesù

(lunedì e sabato)
l'Annunciazione
la Visitazione
la Nascita di Gesù
la Presentazione di Gesù al Tempio
il Ritrovamento di Gesù nel Tempio


I misteri dolorosi

la coronazione di spine

(martedì e venerdì)
l'Agonia di Gesù nel Getsemani
la Flagellazione
la Coronazione di Spine
la Salita di Gesù al Calvario con la Croce
la Crocifissione e Morte di Gesù


I misteri gloriosi

la resurrezione di Gesù

(mercoledì e domenica)
la Risurrezione di Gesù
l'Ascensione di Gesù al Cielo
la Discesa dello Spirito Santo
l'Assunzione
l'Incoronazione di Maria Vergine


I misteri luminosi

il battesimo di Gesù

(giovedì)
il Battesimo di Gesù
le Nozze di Cana
l'Annuncio del Regno di Dio
la Trasfigurazione
l'Istituzione dell'Eucaristia

Proclamazione del brano biblico

la sacra bibbia

Dio vuol parlare

Per dare fondamento biblico e maggiore profondità alla meditazione, è utile che l'enunciazione del mistero sia seguita dalla proclamazione di un passo biblico corrispondente che, a seconda delle circostanze, può essere più o meno ampio. Le altre parole, infatti, non raggiungono mai l'efficacia propria della parola ispirata. Questa va ascoltata con la certezza che è Parola di Dio, pronunciata per l'oggi e "per me". Accolta così, essa entra nella metodologia di ripetizione del Rosario senza suscitare la noia che sarebbe causata dal semplice richiamo di un'informazione ormai ben acquisita. No, non si tratta di riportare alla memoria un'informazione, ma di lasciar "parlare" Dio. (RVM 30)

Momento di silenzio

Ascoltiamo

L'ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. È opportuno che, dopo l'enunciazione del mistero e la proclamazione della Parola, per un congruo periodo di tempo ci si fermi a fissare lo sguardo sul mistero meditato, prima di iniziare la preghiera vocale. La riscoperta del valore del silenzio è uno dei segreti per la pratica della contemplazione e della meditazione. Tra i limiti di una società fortemente tecnologizzata e mass-mediatica, c'è anche il fatto che il silenzio diventa sempre più difficile. Come nella Liturgia sono raccomandati momenti di silenzio, anche nella recita del Rosario una breve pausa è opportuna dopo l'ascolto della Parola di Dio, mentre l'animo si fissa sul contenuto di un determinato mistero (RVM 31).

Recita della decina

la sacra bibbiaDopo l'ascolto della Parola e la focalizzazione del mistero è naturale che l'animo si innalzi verso il Padre così con il Padre Nostro inizia la meditazione del mistero che si sviluppa con lo scorrere dei grani sui quali si recitano le 10 Ave Maria e si conclude con la dossologia trinitaria del Gloria che è il traguardo della contemplazione cristiana. Cristo è infatti la via che ci conduce al Padre nello Spirito. Se percorriamo fino in fondo questa via, ci ritroviamo continuamente di fronte al mistero delle tre Persone divine da lodare, adorare, ringraziare. È importante che il Gloria, culmine della contemplazione, sia messo bene in evidenza nel Rosario.

La giaculatoria

Nella pratica corrente del Rosario, dopo la dossologia trinitaria segue una giaculatoria, che varia a seconda delle consuetudini. Senza nulla togliere al valore di tali invocazioni, sembra opportuno rilevare che la contemplazione dei misteri potrà meglio esprimere tutta la sua fecondità, se si avrà cura di far sì che ciascun mistero si concluda con una preghiera volta ad ottenere i frutti specifici della meditazione di quel mistero. In questo modo il Rosario potrà esprimere con maggiore efficacia il suo legame con la vita cristiana. Lo suggerisce una bella orazione liturgica, che ci invita a chiedere di poter giungere, meditando i misteri del Rosario, ad «imitare ciò che contengono e ad ottenere ciò che promettono». Tale preghiera finale potrà ispirarsi, come già succede, a una legittima varietà. Il Rosario acquista in tal modo anche una fisionomia più adeguata alle varie tradizioni spirituali e alle varie comunità cristiane. In questa prospettiva, è auspicabile che si diffondano, col debito discernimento pastorale, le proposte più significative, magari sperimentate in centri e santuari mariani particolarmente attenti alla pratica del Rosario, in modo che il Popolo di Dio possa avvalersi di ogni autentica ricchezza spirituale, traendone nutrimento per la propria contemplazione (RVM 35).

Preghiere conclusive

dono del rosario ai devotiLa recita è poi conclusa con la preghiera secondo le intenzioni del Papa, per allargare lo sguardo di chi prega sull'ampio orizzonte delle necessità ecclesiali. È proprio per incoraggiare questa proiezione ecclesiale del Rosario che la Chiesa ha voluto arricchirlo di sante indulgenze per chi lo recita con le debite disposizioni. In effetti, se vissuto così, il Rosario diventa veramente un percorso spirituale, in cui Maria si fa madre, maestra, guida, e sostiene il fedele con la sua intercessione potente. Come stupirsi se l'animo sente il bisogno, alla fine di questa preghiera, in cui ha fatto intima esperienza della maternità di Maria, di sciogliersi nelle lodi per la Vergine Santa, sia nella splendida preghiera della Salve Regina, che in quella delle Litanie lauretane? È il coronamento di un cammino interiore, che ha portato il fedele a contatto vivo con il mistero di Cristo e della sua Madre Santissima (RVM 37).

  • un Pater, Ave e Gloria per la preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice e l'acquisto delle sante Indulgenze
  • recita o canto della Salve Regina
  • recita o canto delle Litanie (Litanie Lauretane, Litanie Domenicane, Sacra Famiglia)
  • preghiera a S. Giuseppe
  • orazione finale