31 maggio: la Visitazione

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Benedetto XVI e il secondo mistero gaudioso

La "Visitazione" che meditiamo in questo Mistero, non appartiene ad un ricordo del passato, piuttosto ci rammenta che ogni giorno Maria santissima, soprattutto quando prendiamo la sua Corona, viene a visitarci portandoci Gesù, il Frutto benedetto del suo seno!
 

Dalle «Omelie» di san Beda il Venerabile, sacerdote   

«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore» (Lc 1, 46).  Con queste parole Maria per prima cosa proclama i doni speciali a lei concessi, poi enumera i benefici universali con i quali Dio non cessò di provvedere al genere umano per l’eternità.    

Magnifica il Signore l’anima di colui che volge a lode e gloria del Signore tutto ciò che passa nel suo mondo interiore, di colui che, osservando i precetti di Dio, dimostra di pensare sempre alla potenza della sua maestà.
        Esulta in Dio, suo salvatore, lo spirito di colui che solo si diletta nel ricordo del suo creatore, dal quale spera la salvezza eterna. Queste parole, che stanno bene sulle labbra di tutte le anime perfette, erano adatte soprattutto alla beata Madre di Dio. Per un privilegio unico essa ardeva d’amore spirituale per colui della cui concezione corporale ella si rallegrava. A buon diritto ella poté esultare, più di tutti gli altri santi, di gioia straordinaria in Gesù suo salvatore.
        Sapeva infatti che l’autore eterno della salvezza sarebbe nato dalla sua carne, con una nascita temporale, e in quanto unica e medesima persona sarebbe stato nello stesso tempo suo figlio e suo Signore.
        «Cose grandi ha fatto a me l’onnipotente e santo è il suo nome».
        Niente dunque viene dai suoi meriti, dal momento che ella riferisce tutta la sua grandezza al dono di lui, il quale, essendo essenzialmente potente e grande, è solito rendere forti e grandi i suoi fedeli da piccoli e deboli quali sono. Bene poi aggiunse: «E Santo è il suo nome», per avvertire gli ascoltatori, anzi per insegnare a tutti coloro ai quali sarebbero arrivate le sue parole, ad aver fiducia nel suo nome e a invocarlo. Così essi pure avrebbero potuto godere della santità eterna e della vera salvezza, secondo il detto profetico: «E avverrà che chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato» (Gl 3, 5).
        Infatti è questo stesso il nome di cui sopra si dice: «Ed esultò il mio spirito in Dio, mio salvatore».
        Perciò nella santa Chiesa è invalsa la consuetudine bellissima ed utilissima di cantare l’inno di Maria ogni giorno nella salmodia vespertina. Così la memoria abituale dell’incarnazione del Signore accende di amore i fedeli, e la meditazione frequente degli esempi di sua Madre li conferma saldamente nella virtù. Ed è parso bene che ciò avvenisse di sera, perché la nostra mente, stanca e distratta in tante cose, con il sopraggiungere del tempo del riposo si concentrasse tutta in se medesima.

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