Padre Giuseppe Girotti: beato

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Ad Alba, in Piemonte, il sabato 26 aprile è stato proclamato Beato Giuseppe Girotti, religioso e sacerdote dell’Ordine dei Frati Predicatori, ucciso in odium fidei nel lager nazista di Dachau. La sua eroica testimonianza cristiana e il suo martirio, possano suscitare in molti il desiderio di aderire sempre più a Gesù e al Vangelo.
 

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#5 Isabella » 24.05.2014 00:33

Quando vado con il pensiero ai campi di sterminio, alle barbarie perpetrate nei confronti di milioni di bimbi, di donne e di uomini, mi chiedo come e dove cogliere, tra le tenebre del male e dell’odio, lo sguardo d’Amore di quel Padre che vuole che tutti gli uomini siano salvi. A questa volontà l’uomo, nella sua libertà, si è opposto e ha creduto di poter uccidere Dio, annientando quel popolo che è testimonianza del dialogo tra Dio e l’uomo.

Eppure anche in questa notte oscura ci sono stelle di speranza che, riflettendo la Sua luce, illuminano il nostro cammino: Edith Stein, p. Giuseppe Girotti, p. Massimiliano Kolbe. Attraverso la loro testimonianza di amore e di verità, colgo il Suo Sguardo anche nel buio del terrore. Certo, è Gesù la luce per antonomasia ma, nella mia traversata, ho bisogno anche di luci vicine che riflettano la Sua. E p. Giuseppe rappresenta tutti quei santi che incontro nella mia vita, quelle persone che, nella quotidianità, a riflettori spenti, vivono in comunione con Lui, che non saranno mai canonizzate ma che mi indicano, tra le mille distrazioni della vita, la rotta, dove sia la Verità.

Cosa ho appreso ripercorrendo la vita e la testimonianza di p. Giuseppe Girotti?

Tutto quello che faccio è solo per carità.
La Verità, incontrata e contemplata nello studio della Parola di Dio, p. Giuseppe l’ha donata al prossimo nella Carità della predicazione, dell’insegnamen to, del servizio ai più deboli, nell’aiuto prestato gli ebrei, tra le incomprensioni, anche a costo della propria incolumità. La Verità e la Carità non possono essere disgiunte: la Verità non può non essere espressa nella Carità e la Carità deve essere praticata alla luce della Verità. Tutto quello che si fa nella quotidianità, farlo solo per carità. Se nella vita sperimento il Suo Amore non posso non contraccambiarv i ed ogni mio gesto, ogni mio sguardo, ogni mia parola porteranno in sè un riflesso di questo Amore, nell’altro saprò cogliere un frammento di Lui e nel più debole potrò servire Gesù.

Non si va lontano nella ricerca, nella compagnia, nell’amore di Gesù senza incontrare la prova e la persecuzione. ‘Chi vuol essere mio discepolo rinneghi se stesso prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Perché chi vuol salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.’ P. Giuseppe insegna che, se vogliamo seguire Gesù, non possiamo seguirlo fino ad un certo punto, come il giovane ricco. Rinnegare se stessi e fare della propria vita un’offerta e un dono è il cammino tracciato da Gesù perché la nostra vita si realizzi pienamente e sia feconda.

E poi la via della Croce... il desiderio di conformarsi a Gesù e condividere, con la forza dello Spirito Santo, ogni aspetto della Sua esistenza... anche la sofferenza, l’incomprension e, l’umiliazione, la solitudine.
Edith Stein che, con il suo pensiero e la sua testimonianza, ha scritto pagine preziose sulla ‘scienza della croce’ ci fa capire che, percorrendo la via della Croce, l’anima è purificata dalle imperfezioni, da tutto ciò che non è Dio, per potersi unire intimamente a Lui; la persona si abbandona fiduciosamente a Dio affinché la Sua volontà si compia in lei e attraverso lei. E in questa unione, come membro vivo del Corpo mistico di Cristo, la sofferenza dell’uomo assume un valore corredentivo.

Rallegrarsi, essere lieti e beati nella sofferenza perché se, vissuta in unione con il Signore, è resa preziosa e feconda e ci è concesso, nella nostra pochezza, di poter collaborare all’opera di salvezza e di redenzione.

Dall’ unione con Dio p. Giuseppe ha ricevuto la forza e la Grazia per affrontare la passione, percorrere la Via della Croce, fino al Golgota e donare la propria vita, come Gesù, per la salvezza e la redenzione degli uomini. Chi ama in modo autentico non si ferma di fronte alla sofferenza: soffrire per amore della verità e della giustizia, senza compromessi, condividendo la sorte di chi è perseguitato, lieto di perseverare nella fedeltà a Gesù.

Quando si decide di anteporre l’Amore, la Verità, la Giustizia alla propria vita penso che la decisione non possa non fondarsi su una grande Speranza.

E così P. Giuseppe ha attraversato la valle oscura di Dachau nella certezza che il suo Signore sarebbe stato al suo fianco per guidarlo e per rassicurarlo cosicché non dovesse temere alcun male, affinché nella sua debolezza si manifestasse la potenza di Dio; nella certezza che nella solitudine estrema di un’infermeria Maria ci sarebbe stata perché lei non ha paura di stare ai piedi della Croce; nella certezza che... il Signore ha vinto il mondo!

A noi non sarà chiesto il martirio; ciascuno di noi, però, è chiamata alla santità, a vivere in comunione con Dio. Siano i Santi a convincerci che la strada della santità è possibile e praticabile, siano essi ... le nostre ‘guide guidate dallo Spirito’!

Isabella

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#4 L.S. M. Chiara » 19.05.2014 20:28

“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.”
Gv 15,13.

Le parole di Gesù ben s'addicono al Beato Giuseppe Girotti o.p. Martire, testimone della fede nell'inferno di Dachau. “Giusto tra le genti”.

Descrivere e trasmettere i sentimenti e le emozioni vissute durante il rito di proclamazione ufficiale e solenne di beatificazione della Chiesa per un martire del nostro tempo, è senz'altro dire di un'esperienza soggettiva e comunitaria, intensa e stimolante.
Il pomeriggio del 25 Aprile u.s., sotto un sole caldo e implacabile, più estivo che di una giornata di avanzata primavera, colpiva la numerosissima presenza di fedeli pellegrini che gremiva il piazzale antistante la cattedrale di S. Lorenzo di Alba (CN) e che anticipava la celebrazione, sfogliando il libretto guida del rito con la curiosità di chi cerca qualcosa di eccezionale o scorrendo nel secondo libretto, dono dell'organizzazione, la biografia del Beato G. Girotti, evidenziata nei momenti più significativi della sua formazione e del suo ministero delle tappe dolorose ed eroiche del suo cammino di santità, di carità e del dono di sé nel martirio quotidiano. In quella calda atmosfera di fede e di festa, di musica e di attesa, anche i saluti, la ricerca del gruppo o degli amici venuti da lontano esprimevano il desiderio di essere, per quel fratello divenuto beato dall'infermo di Dachau, un cuor solo e un'anima sola, la gioia di appartenenza e di essere Chiesa: una Chiesa osannante per la vittoria del bene sul male, per la gloria della vita sul potere distruttivo dell'odio e del dispotismo, per il passaggio dalla via della Croce alla beatitudine eterna.
Semplice e toccante la lettura della lettera apostolica di beatificazione e il canto corale di acclamazione dove sembrava che Cielo e terra si congiungessero in un'unica Realtà, preludio e contemplazione del destino di gloria a cui tutti siamo chiamati.
In quel tripudio tornavano alla mente i versi di A. Manzoni, 5 maggio
“......... Bella Immortal! Benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
Al disonor del Golgota,
Giammai non si chinò.....”
Sì, scrivi – Oggi, 26 aprile 2014 Padre Giuseppe Girotti è proclamato beato, intercede per noi; immetta in noi il desiderio di santità, ci faccia operatori di pace e di Unità anche visibile della Chiesa di Cristo, come ebbe a scrivere nell'omelia del 21 gennaio 1945.
Al tramonto, sciogliendosi l’assemblea, certamente in ognuno dei partecipanti una luce nuova si era accesa più vivida e luminosa: la luce della fede nel Padre Misericordioso che compie grandi cose negli ultimi, oppressi e perseguitati.

L.S. M. Chiara
Laica domenicana

L.S. M. Chiara

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#3 R.E. Mons. Severino Poletto » 17.05.2014 18:43

Eminenza, come descriverebbe padre Girotti?
«Credette e visse nell’amore di Dio e nella sua misericordia come cristiano, sacerdote domenicano e infine come martire. Educato in una famiglia ricca di autentici valori umani e cristiani, cresciuto in una terra dove la fede era veramente il faro che orientava ogni esistenza, egli, entrato nell’Ordine dei Padri domenicani, si sentì da subito conquistato dalla Parola Divina, ne scrutò con avido ardore la profonda verità, ne fu predicatore, insegnante e scrittore con i suoi commenti ad alcuni libri dell’Antico Testamento. Dal Vangelo di Cristo imparò ad amare e beneficare i fratelli, soprattutto i poveri, gli ammalati e specialmente i perseguitati per motivi razziali. La sua espressione tipica: “Tutto quello che faccio è solo per carità” è applicabile a ogni sua attività».

Se dovesse scegliere una o due parole per rappresentarlo quale sarebbero?
«Amore e misericordia. Lo specchio che lo ritrae luminosissimo è la misericordia che scaturiva dall’amore, da quell’amore che egli sentiva in modo particolare verso coloro che considerava i suoi “fratelli maggiori”, espressione che amava usare quando parlava degli ebrei. Girotti, senza badare ai rischi ai quali si esponeva, si fece protettore degli ebrei residenti a Torino e dintorni, specialmente quando i nazisti e i fascisti li ricercavano per avviarli ai campi di concentramento, dove anche lui finì internato per sette mesi (29 Agosto 1944 – 1 Aprile 1945), durante i quali a Dachau consumò in quel lager la sua vita vissuta sempre col dono quotidiano della carità, che costituisce il suo vero “martirio”. Si può essere martiri per la fede ma anche per la carità e Girotti fu martire della carità perché è documentato nella sua scheda personale contenuta nel registro di Dachau che egli fu deportato perché “aiutava gli ebrei”».

Quali sono gli aspetti della “santità” di Girotti che più La colpiscono?
«In lui la gioia e la serenità dello spirito non sono mai venute meno anche nei durissimi mesi di prigionia. Era lui che, nutrendosi di preghiera assidua e partecipando ogni giorno all’Eucaristia che veniva celebrata alle 4, coltivava la fraternità con i sacerdoti imprigionati con lui nella baracca 26 - costruita per ospitare centottanta persone ne conteneva in quel momento più di mille. Riusciva con il suo carattere ilare a tenere alto il morale dei confratelli con la sua giovialità, frutto di un cuore limpido e immerso in Dio. Ricoverato in infermeria per una grave malattia, il giorno di Pasqua 1945, non ancora 40enne, muore, forse aiutato con una iniezione letale, come era abitudine in quel luogo. Sul suo giaciglio i suoi compagni scrissero: “Qui dormiva san Giuseppe Girotti”.

Che cosa insegna oggi Girotti?
«La sua storia deve diventare un richiamo per noi così spesso esposti alla fretta, alla superficialità della nostra vita di fede che sovente non ci consente di trovare del tempo per Dio. Le burrasche della vita, che certamente per noi saranno diverse da quelle subite dal Beato, ci potrebbero travolgere se non siamo forti nella fede».

Perché Girotti può essere definito un beato “ecumenico”?
«Nella baracca 26 del campo di concentramento di Dachau, dove insieme erano prigionieri cattolici, ortodossi, protestanti e membri di altre confessioni religiose: in quel luogo di sofferenza il dialogo ecumenico si realizzava in modo del tutto singolare in quanto i prigionieri si aiutavano vicendevolmente a portare la croce e ad offrire all’unico Signore gli stenti, le malattie, il lavoro estenuante che si doveva fare all’esterno spesso sotto la pioggia e con il freddo più pungente. Tutto questo però non impediva a questi sacerdoti e religiosi di sentirsi tutti discepoli di Gesù soprattutto nei momenti della preghiera. Ci è rimasta, come preziosa testimonianza di questa preghiera comune, una omelia sull’unità dei cristiani, che Girotti pronunciò, in latino per farsi capire, davanti ai confratelli e compagni di prigionia il 21 gennaio 1945 durante la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. In quel testo il Beato, grande biblista, propone ai confratelli una riflessione sulla preghiera sacerdotale di Gesù, che si trova nel capitolo 17 del Vangelo di Giovanni, dove il Signore chiede al Padre che i suoi discepoli siano “uno” come Lui è uno col Padre. Ritengo che sia utile richiamare qualche espressione usata da Girotti, perché è un grande richiamo a quell’unità, auspicata ancora una volta dal Concilio Vaticano II, e che non si è ancora realizzata. “La Chiesa di Cristo, che in modo visibile è ‘una’ nella sua anima per la grazia del Salvatore deve manifestare visibilmente l’unità anche nel corpo. (…) A nessuno sfugge che l’unione di tutte le chiese è massimamente necessaria ai nostri giorni”».

Tratto da un'intervista su "La Stampa"

R.E. Mons. Severino Poletto

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#2 Priore Provinciale » 12.05.2014 09:50

Carissimi,

“Se fosse in nostro potere gettare sulle opere di Dio uno sguardo semplice e puro, allora l’ordine di san Domenico ci apparirebbe come la sua stessa carità fatta visibile, come la sua preghiera divenuta persone vive”.

Queste parole di Georges Bernanos, tratte dal suo Saint Dominique, mi sono ritornate alla mente ripensando alla straordinaria esperienza che abbiamo in tanti vissuto nel duomo di Alba, sabato scorso, per la beatificazione di padre Giuseppe Girotti. Intorno alla memoria di un frate, dalla vita per certi aspetti per noi così comune e per le circostanze storiche - da lui affrontate con verità, coraggio e libertà - invece così straordinaria, ci è stata data la possibilità di gettare uno sguardo “dall’alto” sulla nostra comune vocazione e di esserne orgogliosi e commossi.

È stato un dono del Signore davvero speciale, giunto per rinvigorirci nel cammino e per renderci più chiara e luminosa la meta.

Questo dono lo abbiamo condiviso con la Diocesi albese - laici, religiosi, diaconi, presbiteri e vescovo - riunita nella chiesa cattedrale dando concretamente visibilità, forma e bellezza a quell’unità dei Cristiani così ardentemente desiderata dal beato Girotti.

Non posso che essere grato a tutti coloro che con impegno, dedizione e professionalità hanno fatto sì che tutto questo potesse avvenire: ringrazio fra Massimo Rossi, fra Igor Barbini e con particolare affetto fra Ludovico Montoli.

Devotamente vostro nel Signore, in san Domenico e nel beato Giuseppe Girotti.

fra Fausto Arici, o.p.
priore provinciale

Priore Provinciale

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#1 Ilaria » 27.04.2014 08:58

Ho compreso...

So che c’è ben poco da vantarsi, ma se devo essere sincera questa è la verità: non ho mai compreso la preoccupazione che anima la Chiesa a pregare per l’Unità dei Cristiani… addirittura per il periodo di tutta una settimana ogni anno.
Parole come Ecumenismo mi hanno sempre un po’ intimorita e le ho sempre indebitamente associate al sincretismo… così che provavo quasi un senso di fastidio durante l’Ottavario.
In fondo in fondo, se voglio dirmi la verità di quello che animava la mia indifferenza, devo riconoscere che pensavo che l’Unità non fosse un problema della Chiesa Cattolica, ma di coloro che da Essa si sono volutamente allontanati, diffondendo false interpretazioni .
Intimamente conscia che il mio atteggiamento era sbagliato - purtroppo così simile alle parole di Caino “Sono forse io il custode di mio fratello?”- sono stata subito attratta dalla figura di padre Girotti e dalla sua ultima omelia, tenuta proprio sull’Unità dei Cristiani.
Ho pensato: ecco una riflessione che sarà sicuramente scevra e completamente epurata da ogni sorta di “buonismo” o “clericalismo”… un sacerdote, un uomo provato in tutte le fibre del suo corpo e del suo spirito, ormai completamente disarmato e spogliato di ogni idea e ogni teoria che non sia generata dalla sua fede più intima e profonda… come potrà parlare a tanti altri fratelli sacerdoti, appartenenti a tante altre confessioni?
Ed ecco che dalla cappella di un luogo votato solo alla morte e alla distruzione dell’uomo e ancor peggio del suo spirito… immeritatamente mi è giunta una luce che ha dissipato questo buio che avevo nel cuore.
È incredibile come una Parola del Signore, tante volte udita e quasi conosciuta a memoria, ti colpisca in un preciso istante, improvvisamente : ecco la citazione con cui padre Giuseppe iniziò la sua omelia il 21 gennaio 1945 a Dachau:
“Padre consacrali nella verità. Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”
E’ come aver visto Gesù, che, come duemila anni fa, getta oggi uno sguardo pieno di amore su tutti noi, su tutti i suoi figli e per ognuno di noi teme e prega.

Non volendo minimamente neanche pensare di riassumere l’Omelia che tenne padre Girotti (anche perché invito chiunque a leggerla direttamente) e quindi citando solo alcuni punti che mi hanno colpita, ecco il cuore del suo pensiero:
“La Chiesa è una, così l’ha pensata e voluta Dio… la Chiesa è l’unico rifugio dell’ordine naturale nella politica e nella vita sociale, familiare, individuale ed economica, la Chiesa di Cristo è oggi l’unico rifugio del senso di umanità, di amore e di misericordia; rifugio della verità, dei principi della retta ragione, della civiltà e della cultura; unica istituzione che rifletta perfettamente la legge eterna del Regno di Cristo Re.”
Con che amore, con che lucidità, padre Girotti descrive la verità della Chiesa e continua:
“L’azione della Chiesa suppone l’unione. La Chiesa infatti è intimamente indebolita per quel deplorevole scisma degli Orientali e per quella deplorevole Riforma fuori dalla Chiesa, romana, compiuta nel sec.XVI. Per queste due gravissime ferite la Chiesa di Cristo perdette e ancora oggi perde tanto sangue che né la Chiesa cattolica né quei nostri fratelli orientali e riformati hanno la benché minima forza di ristabilire l’ordine pubblico, ma necessariamente lasciano il campo a quei deisti e atei che per essere nemici più acerrimi del nome cristiano, hanno sconvolto, comportandosi paganamente, tutta la vita pubblica”
Ogni singola parola ha risuonato dentro di me: ecco un’analisi coraggiosa, vera, aderente al mistero della Chiesa e grondante di amore per la Sposa… con sincerità prosegue:
“Stando così le cose, che cosa pensiamo di fare noi cattolici? Anzitutto bisogna pregare. Questo è di per sé rimedio efficace e assolutamente necessario per ottenere la grazia straordinaria dell’unione di tutte le Chiese. Perciò, ritornati in patria, con opportuni suggerimenti dobbiamo indurre il gregge a noi affidato, soprattutto i fanciulli e i malati, ad impetrare questa grazia. Tutti siamo (o dobbiamo essere) convinti che il nostro Padre comune, che è nei cieli, non è adorato come si conviene finché il corpo di Cristo è lacerato sulla terra; che la volontà salvifica del Padre non può essere fatta o almeno è gravemente impedita se i Cristiani sono discordi e non sono nutriti dal pane nostro quotidiano eucaristico.” – “Voglia il Padre celeste liberarci da ogni male, soprattutto da quel male personificato, da quel bugiardo fin dal principio, il diavolo, che fra gli uomini è fomentatore di discordia e di disunione.”

Leggendo queste parole, sapendo che sono state scritte proprio dal febbricitante padre Girotti, immaginando la ormai sempre più flebile voce con le quali le avrà pronunciate, la mia indifferenza è inchiodata: se è vero che nel mio cuore c’è una scintilla di amore per la Chiesa, non posso che soffrire anch’io per la ferita che la fa sanguinare…
Ecco il significato che darò da oggi in poi alla parola Ecumenismo: la santità della Chiesa lacerata, il suo corpo dolorante che prega il suo Sposo e Signore perché guarisca e fermi l’emorragia del suo sangue.

Ilaria

Ilaria

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